Le difficoltà del governo ad abbassare le tasse

Opinion - author: admin - posted: 29-07-2015

Mentre l’Italia sogna un epocale taglio delle tasse nel prossimo triennio, noi proviamo a fare i conti con la realtà. Sulla testa del Governo infatti, pendono clausole di salvaguardia e altre piccole spesuccie per un totale di oltre 70 miliardi di euro nel prossimo triennio. E nonostante il nuovo guru della spending review Yoram Gutgeld è convinto che bastino un paio di sborbiciate alle spese e l’aumento del rapporto deficit/PIL per coprire i 45 miliardi di taglio alle tasse promesso da Renzi, l’impressione è che in realtà serva un miracolo. Prima di annunciare epocali tagli alle tasse (più che sacrosanti visto che il prossimo anno la pressione fiscale è vista in crescita al 44,1%) sarebbe il caso di trovare i soldi per gli impegni precedenti: clausole di salvaguardia ereditate dalla legge di stabilità 2014 e introdotte in quella del 2015; bocciatura del reverse charge; maggiori spese per lo sblocco degli stipendi statali e per la rivalutazione delle pensioni.

In un afoso sabato pomeriggio di luglio Matteo Renzi ha annunciato un taglio epocale delle tasse, 45 miliardi in tre anni: abolizione della TASI nel 2016, tagli a IRES e IRAP nel 2017, all’Irpef nel 2018 insieme ad interventi sulle pensioni minime. Il dibattito su come il Governo troverà i 45 miliardi necessari a mantenere la promessa fatta agli italiani si è già infuocato, ma guardando nel complesso i conti dello Stato il problema è bene più grosso. Il Ministro dell’Economia Padoan, per accontentare l’esuberante premier, dovrà trovare 45 miliardi di euro per tagliare le tasse, ma anche le risorse necessarie per disinnescare le clausole di salvaguardia.

Facciamo due calcoli partendo dal 2016. Il Governo in vista del prossimo anno deve pagare 500 milioni di euro per la rivalutazione delle pensioni. Nel mese di agosto sono previsti i rimborsi degli arretrati, così come previsto dalla sentenza della Consulta, ma a partire dal 2016 la spesa per la rivalutazione a regime delle pensioni avrà un costo di 500 milioni di euro l’anno. A cui si aggiungono 728 milioni di euro per la bocciatura europea del reverse charge, l’inversione contabile del pagamento IVA pensato per la grande distribuzione e 1 miliardo per lo sblocco degli stipendi statali anche questo deciso con una sentenza della Consulta. Totale: 2,2 miliardi all'anno.

A questo si aggiungono le clausole di salvaguardia usate dai governi di tutti i colori per blindare i conti pubblici e trovare soldi facili in caso di mancate entrate già messe a bilancio o minori risparmi di spesa. Nella legge di stabilità 2015 sono state inserite clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA e della benzina per 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017 e 22 miliardi nel 2017. Mentre dalla legge di stabilità approvata dal governo Letta nel 2013 per il 2014 abbiamo ereditato aumenti di imposte per 3,3 miliardi nel 2016, 6,3 miliardi nel 2017 e 6,5 miliardi nel 2018 in caso di mancati risparmi di spesa.

A confermare la spada di Damocle sugli equilibri dei nostri conti pubblici è l’ufficio parlamentare di bilancio che nella sua relazione che nella relazione sul DEF dello scorso aprile scrive:

“In base a quanto indicato nel DEF, le entrate derivanti dalla clausola di salvaguardia della Legge di stabilità 2014 sono stimate in 3,3 miliardi nel 2016 e 6,3 dal 2017, quelle relative alla clausola della Legge di stabilità 2015 sono quantificate in 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 nel 2017 e 22,0 dal 2018. Complessivamente, l’eliminazione di entrambe le clausole determinerebbe un aumento dell’indebitamento netto di, rispettivamente, 1,0, 1,5 e 1,6 punti percentuali del PIL”.

Ricapitoliamo, allo stato attuale, tra pensioni, stipendi degli statali, reverse charge e clausole di salvagurdia il Governo deve sborsare 19,6 miliardi nel 2016, 27,7 miliardi nel 2017 e 30,7 miliardi nel 2018 per un totale di circa 78 miliardi di euro nel triennio.

Un bel problema per Padoan, dal momento che l’aumento della benzina a luglio, previsto per la bocciatura del reverse charge, valore 728 milioni, è stato rimandato a settembre, ma non disinnescato per mancanza di coperture. Non sarà facile trovare le risorse per evitare le clausole di salvaguardia e intanto coprire con altri 45 miliardi di euro il taglio delle tasse promesso da Renzi. A meno che il piano del premier non sia di tagliare le tasse con una mano e intanto, con l’altra, lasciare che entrino in vigore i rialzi di IVA, accise, benzina e altre imposte previste dalle clausole di salvaguardia. In quel modo nessuno potrebbe accusare il premier di non mantere le promesse, ma per i cittadini il saldo finale resterebbe sostanzialmente invariato.
(Fonte: http://it.ibtimes.com/ di Marta Panicucci)