La direttiva europea sulla vivisezione non é adeguata

Opinion - author: UnaCremona - posted: 20-01-2011

Abbiamo letto l’articolo intitolato “Sperimentazione animale, ecco la nuova direttiva europea” pubblicato lo scorso 30 dicembre sul portale peacereporter.it e vorremmo fare alcune considerazioni.

Per quanto riguarda la nuova direttiva, si tratta senza dubbio di un vero e proprio passo indietro, di un ulteriore non-progresso, posto che la vivisezione continua ad essere accettata, considerata valida e anzi se ne appoggia un incremento, una deregolamentazione.

Invece di precetti, come ci si aspetterebbe da un testo normativo, abbiamo dei condizionali, ossia dei suggerimenti, delle possibilità offerte... che difficilmente verranno accolte da un mondo scientifico ed economico ancora pervaso di un “errore metodologico” come quello della vivisezione (secondo la definizione del grande medico Pietro Croce).

Purtroppo ci sono state associazioni europee e anche italiane che hanno appoggiato la redazione di questo testo e che, con più o meno convinzione, ne sostengono ancora la positività o quanto meno la non totale negatività! Noi no. Noi siamo per l’abolizione della vivisezione, sia per ragioni etiche che per ragioni scientifiche. Pertanto, non scendiamo a patti e a compromessi.

Il vero conflitto di interessi non è tra il benessere degli animali ed il progresso scientifico. Per varie ragioni: quello che andrebbe considerato è il rispetto per l’animale in quanto essere vivente senziente, non semplicemente lo stabilire dei parametri per misurarne il ‘benessere’ (categoria astratta); ma soprattutto, il progresso scientifico è in vero conflitto (non d’interessi!) con la vivisezione. Questa è un metodo fuorviante, non scientifico, non predittivo; non vi sono ragioni per ritenere che da essa sia mai derivato alcun reale progresso, mentre è certo che ne siano derivati anche molti danni alla salute umana (volendo ‘trascurare’ l’enorme ecatombe di animali nei laboratori).

Vorremmo smentire quanto si afferma nell’articolo circa la sperimentazione consentita a solo scopo medico e non per i cosmetici: ciò non corrisponde affatto a realtà, anzi lo stop ai test per i cosmetici, attualmente fissato per il 2013, probabilmente subirà uno slittamento per le pressioni dei soggetti economici coinvolti.

Altra precisazione: il fatto che la direttiva europea si basi sul principio delle 3R ne fa un’apologia della vivisezione, essendo questa formula (purtroppo molto cara, soprattutto nella sua estensione a 5R, anche a troppe associazioni che si dichiarano ‘animaliste’) un’invenzione di due vivisettori inglesi! Ridurre, rimpiazzare e raffinare vuol dire comunque tenere come valido il metodo della vivisezione, non metterlo in discussione né per ragioni etiche né per motivi scientifici.

Il termine ‘vivisezione’ è sinonimo di ‘sperimentazione animale’ non per una spettacolarizzazione della crudeltà di questo metodo, ma perché così è nella lingua italiana e analogamente accade anche nelle altre lingue. Non importa come la si voglia chiamare, il risultato non cambia, né per gli animali che vi vengono sottoposti, né per gli errori cui essa conduce.

Vorremmo smentire che gli esperimenti avvengano sempre in anestesia: ammettono il ricorso ‘straordinario’ (ma di fatto senza che non possa essere frequente) le normative italiana ed europea. Lo dice anche la direttiva appena approvata!

Se abbiamo un qualsiasi prodotto medicinale utilizzato sugli umani è perché è stato testato su ‘cavie umane’. La seconda fase dopo la vivisezione è sempre la sperimentazione sull’uomo, è questa che conta davvero... e spesso si causano gravi danni se non anche la morte alle ‘cavie umane’ proprio perché si parte da dati non attendibili ricavati dagli animali invece che da metodi sostitutivi validi, che invece utilizzano cellule e tessuti umani, se non enzimi. Purtroppo, tra i punti negativi e peggiorativi della Direttiva di recente approvazione, vi è l’equiparazione come ‘metodi alternativi’ sia di quanti eliminano completamente il ricorso agli animali sia di quelli che ne riducono l’uso. Una vera sconfitta per un vero progresso della scienza.

Per quanto riguarda l’uso di animali randagi per la vivisezione, se è vero che in Italia ciò è vietato, bisogna avere una visione d’insieme più ampia e considerare che non in tutti i paesi in cui questa direttiva sarà recepita è così (anzi, in alcuni paesi privati e rifugi possono liberamente e legalmente vendere animali alla vivisezione!) e che comunque sarà necessario che sia specificato in sede di ratifica di voler mantenere gli aspetti ‘più evoluti’ presenti nella propria legge nazionale. Altrimenti, varrà la norma europea!

Sicuramente, quindi, per noi questa direttiva è peggiorativa e l’unica sensata richiesta che si deve avanzare, per ragioni scientifiche ed etiche, è l’ABOLIZIONE.

Cordiali saluti

Amministratore del sito www.unacremona.it e Responsabile della Comunicazione dell'Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali)