Aziende estrattive e Ong nei Paesi in Via di Sviluppo

Study - author: Rosa.L - posted: 28-09-2011

Risorse naturali rubate alle popolazioni a cui appartengono: la connivenza o l'impotenza dei governi è tangibile. Un rapporto di Be-linked e Novethic - due centri di ricerca dediti alla Responsabilità sociale d'impresa - mostra come le ong denuncino continuamente le violazioni delle imprese minerarie, ma indica anche la via del partenariato come soluzione allo sfruttamento dei paesi più poveri.

Sotto l'esame dei due enti, sono state 23 aziende minerarie – per un patrimonio totale di 386 miliardi di euro – relazionate con la loro capacità d'interagire con la società civile del paese in cui estraggono risorse. Il risultato, è riassunto in un report di 60 pagine (in allegato) nel quale vengono spiegati gli intrecci e le scelte di partenariato o denuncia delle ong nei confronti delle imprese che si occupano di estrazione di materie prime.

Il rapporto evidenzia come le ong, rapportandosi a questi giganti dell'estrazione, scelgano due diversi approcci: aperta ostilità, oppure partenariato. La scelta di prediligere la denuncia è ancora preponderante.
Il partenariato appare invece la scelta prediletta delle organizzazioni che si battono per la salvaguardia dell'ambiente.

Le aziende esaminate sono sia piccoli gruppi indipendenti che multinazionali: stranamente, sono queste ultime a mostrarsi più collaborative con le ong, siano esse legate al contesto locale che grandi gruppi di pressione mondiale (Wwf o ActionAid ad esempio).
A risaltare tra le righe del rapporto è il paradosso che accomuna tutti i paesi in via di sviluppo: la maledizione delle risorse. Loro le posseggono ma non le sfruttano, i benefici ricadono interamente sulle società straniere che si accaparrano la terra in cui i giacimenti sono presenti, delineando una situazione di estrema povertà a lungo termine.

La seconda parte dello studio riguarda la comunicazione esterna attuata sia dalle imprese che dalle ong: il divario è quasi sproporzionato ed inaspettato. Da una parte si trovano infatti le imprese, incapaci di sviluppare una comunicazione consona al livello dei problemi da risolvere e delle critiche a cui rispondere; dall'altra le ong, le quali rivelano un immenso potere mediatico che sfruttano, abilmente, per sensibilizzare e informare il più vasto pubblico delle violazioni perpetrate, a casa nostra e in paesi lontani, da parte delle industrie minerarie.

L'azienda Glencore, incapace di dialogare con le ong e con la società civile non pubblica nè un rapporto annuale nè un rapporto sullo sviluppo sostenibile. Rio Tinto e Anglo American, invece, si pongono ai primi posti: leader in termini di fatturato, nei rapporti annuali e inerenti lo sviluppo sostenibile, fanno continuo riferimento alle ong e inseriscono i loro pareri come parti determinanti dell'azione futura di miglioramento dell'azienda. In questo contesto appare però interessante notare come, tra le 23 esaminate, solo l'impresa De Beers abbia accettato non solo di sottoscrivere, ma soprattutto di seguire il processo di Kimberley del 2003, un accordo stipulato dalle imprese in collaborazione con i governi e la società civile che regola l'attività estrattiva rendendola più sostenibile per la popolazione e l'ambiente.

Infine, il problema maggiore riscontrato dalle denunce delle ong è la connivenza dei governi e la loro impotenza di fronte a poteri così forti: se Stati Uniti e paesi in via di sviluppo sono equiparati per ciò che riguarda la presenza di aziende legate all'estrazione di risorse naturali, i primi risultano essere maggiormente protetti dal proprio governo. Negli Stati Uniti, infatti, chi sbaglia paga. Nei paesi in via di sviluppo, a pagare sono sempre le popolazioni coinvolte loro malgrado.