I disordini di Roma: il diritto all'indignazione

Opinion - author: Giuseppe Luca - posted: 19-10-2011

IL DIRITTO ALL’INDIGNAZIONE
Giuseppe Luca
Prima della manifestazione di Sabato scorso, Mario Draghi, prossimo governatore della Bce ha dichiarato alla stampa a Parigi: "Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani e non vedono prospettive. Se la prendono con la finanza come capro espiatorio, ma li capisco, hanno aspettato tanto e noi, all'età loro, non lo abbiamo fatto. Speriamo, comunque, che la protesta non degeneri”.
Non sappiamo se la sua dichiarazione sia da interpretare come una confessione e, quindi, come impegno a riparare i danni che, nella sua qualità di banchiere, avrà contribuito a creare.
La protesta, purtroppo è degenerata e non certo per colpa dei tanti che sfilavano con l’unico obiettivo di far sentire pacificamente la loro voce a quanti hanno rubato il loro futuro.
L’indignazione è un risentimento, uno sdegno profondo per atti, comportamenti, gesti che offendono la coscienza morale e i sentimenti di giustizia e di umanità.
A nessuno, quindi, si può negare il diritto sacrosanto all’indignazione.
Lo vogliamo esercitare anche noi questo diritto con equilibrio sì, ma con determinazione, poiché non è possibile assistere a certi fatti senza indignarsi.
E noi siamo indignati innanzi tutto contro chi, specialmente tra gli operatori dell’informazione, non ha avuto il coraggio di qualificare subito e senza mezzi termini come delinquenti e assassini i black block.
Sono, infatti, delinquenti e assassini quanti, armati fino ai denti, hanno aggredito le forze dell’ordine, vittime sacrificali mandate allo sbaraglio, sepolte da sassate, molotov, sprangate, bombe carta, quanti hanno assaltato con bastoni e pali della luce agenzie d’istituti di credito, sfasciato le finestre, dato alle fiamme anche un blindato dei carabinieri non curanti di chi si sarebbe potuto trovare dentro il mezzo.
L’hanno capito i tanti giovani, precari, disoccupati stanchi della crisi economica, scippati del loro futuro, che, di fronte a tanta violenza, hanno smesso di urlare, cantare e manifestare per applaudire e difendere le forze dell’ordine. Gridando “noi siamo con voi”, avranno pensato, questi giovani puliti e responsabili, a quei carabinieri, poliziotti, forze dell’ordine in genere che nonostante il loro “indecente” macro stipendio continuavano a garantire la libertà di una pacifica protesta rischiando di non ritornare alle loro case ad abbracciare i loro figli, le mogli, i genitori.
Siamo indignati contro chi cerca attenuanti a quelle scene di guerriglia.
Qualcuno ha scritto che quanto successo sarebbe il risultato del clima incandescente creato da politici venditori di proclami senza contenuti e delle forze dell’ordine giunte impreparate all’appuntamento.
Anche se fosse così, non si può attenuare per nulla una doverosa condanna dei delinquenti mascherati, capaci solo di recitare la parodia della guerriglia urbana. Si è trattato di azioni criminali che non possono trovare alcuna legittimazione perché la violenza è sempre da condannare.
Per noi operatori scolastici e sociali corre l’obbligo di qualche altra riflessione.
Per gli studiosi, il fanatismo adolescenziale è una fase fisiologica. Nell’adolescenza il giovane si attacca fortemente ad alcuni ideali e in questa fase ogni gesto diventa simbolo di lotta coraggiosa contro un ostacolo incontrato e percepito come perverso nella corsa verso la realizzazione dell’ideale.
In questo senso i docenti, talvolta anche i migliori, che coltivano ancora nel proprio animo speranze adolescenziali, involontariamente si comportano come modello per frange di fanatici. Ciò comporta la necessità che anche gli operatori scolastici e sociali abbiano a modulare l’espressione dei loro stessi ideali, nella consapevolezza che quel poco che si dà a scuola, quale germe di un pensiero autonomo dell’alunno, possa moltiplicarsi per aiutarlo a superare quel fanatismo anche se fisiologico.
Che succederà adesso?
La storia recente dei cortei italiani ci ricorda, purtroppo, che magistratura, stampa e politica hanno fatto spesso come le tre scimmiette che non sentono, non parlano e non vedono. La triste realtà è che in Italia, dalle brigate rosse alla mafia, non si è vista una vera capacità di reazione da parte delle istituzioni democratiche, anzi, a volte, complicità.
Vorremmo, comunque, sperare che finalmente la Magistratura possa subito individuare e condannare quanti si sono macchiati di tali crimini con l’aggravante di avere interrotto una pacifica manifestazione contro la crisi economica e contro i costi della politica, trasformandola in un incubo per la Capitale e offrendo un’immagine negativa del nostro Paese in tutto il mondo.
E se la Magistratura scoprisse che questi violenti sono più esasperati degli altri perché nascosto e alle loro spalle c’è qualcuno che li appoggia e li assolda?