Salute

Chiusura Degenza Centro Anoressia Bulimia Policlinico Umberto I

Sanità Lazio: «Policlinico Umberto I: il centro per la cura dell'anoressia e della bulimia cade sotto la scure del piano di rientro della Presidente Polverini» II segretario regionale della FIALS Medici Universitari, dott. Antonio Sili Scavalli, ed il già Primario ed attuatore del Centro DCA Prof. Emilia Costa, ritengono che la eventuale soppressione del reparto di degenza per la cura delle pazienti affette da anoressia e bulimia al Policlinico Umberto I sia un fatto estremamente preoccupante, che denota come l'attuale Giunta al Governo della Regione Lazio stia agendo con logiche puramente matematiche, addizioni e sottrazioni, senza aver ascoltato in alcun modo gli operatori del settore e le associazioni dei malati, senza aver fatto una vera programmazione sanitaria.
II nuovo Centro per il Trattamento dei Disturbi del Comportato Alimentare nel 2003 , divenuto unita operativa complessa, viene articolato in tre differenti modalità di assistenza: Ricovero, Dav Hospital, Ambulatorio. II triplice modello di assistenza consente un percorso assistenziale completo per i Disturbi del Comportamento Alimentare, dalle forme iniziali fino a quelle di gravita estrema. Questa articolazione assistenziale completa rende il Centro l'unica struttura interamente pubblica del Centro Sud in grado di trattare le patologie alimentari in tutte le diverse fasi del loro decorso.
Inoltre la presenza del Centro all'interno del Policlinico Umberto I, consente di realizzare i tre criteri assistenziali considerati ottimali dalle più seguite Linee Guida internazionali: la gestione psichiatrica e psicoterapeutica dei disturbi; !'integrazione multidisciplinare con altre discipline cliniche di medicina generale (Medicina Interna, Neurologia, Scienze della Nutrizione, Endocrinologia, Gastro-enterologia. ecc.); la scelta di un trattamento individualizzato in funzione della gravità, delle fasi di decorso, delle risorse sociali e familiari disponibili.
«"La chiusura dei letti di Degenza e di Day Hospital comporterebbe la mancala assistenza ad almeno 300-400 pazienti Anoressiche e/o Bulimiche all'anno. Va ancora ricordato che queste due patologie costituiscono la principale causa di morte delle giovani donne tra i 15 ed i 25 anni e sarebbe anche da considerare un grave errore assimilare i posti letto ordinari e di Day Hospital dell 'attuale Centro del Policlinico Umberto I, a case di cura psichiatriche convenzionale, anche se riconosciute capaci di gestire posti letto psichiatrici acuti post-SPDC, ma sprovviste, come noto e previsto, di rianimazione, pronto intervento internistico, cardiologico h 24, indispensabile per pazienti con Disturbi dell 'Alimentazione molto gravi e con BMI molto basso.

(Fonte:elaborazione Comunicato stampa FIALS Medici Universitari)

Disturbi dell'Alimentazione

I Disturbi dell’Alimentazione (Condotta Alimentare - DCA): Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo dell’Alimentazione Incontrollata, Soprappeso, Obesità, costituiscono un problema di enorme portata sociale, la cui diffusione nelle culture occidentali appare in costante aumento. L'articolo tenta di analizzare il fenomeno.

Il gene che "spegne" la depressione

MILANO - La terapia genica potrebbe curare il male di vivere. Uno studio su topi mostra che, ripristinando l'attività di un gene in una piccola area del cervello - il nucleo accumbens - i sintomi depressivi scemano. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine da ricercatori del New York-Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center, che sperano di iniziare presto i trial clinici su pazienti. La proteina anti-depressione si chiama P11 ed è stata scoperta dal premio Nobel per la Medicina Paul Greengard.

SEROTONINA - La molecola serve a far funzionare i recettori della serotonina, il neurotrasmettitore "del buon umore", un messaggero chimico le cui anomalie hanno un ruolo primario nella depressione. Senza P11 i recettori della serotonina non funzionano e il buon umore non "entra in circolo" nel cervello. I ricercatori Usa, diretti da Michael Kaplitt, hanno notato che nel cervello di individui depressi deceduti c'è carenza di P11 nel nucleo accumbens, una delle aree chiave dove si sviluppano le sensazioni di piacere e appagamento. Partendo da questo indizio i ricercatori hanno messo ko il gene P11 nel cervello dei topolini e visto così che gli animali diventano "depressi". Infine li hanno curati con successo con la terapia genica, ripristinando la funzione di P11 nel nucleo accumbens. Trovando dunque un modo (non per forza la terapia genica) per aumentare la quantità di P11 nel cervello si potrà forse ridare gioia di vivere a chi l'ha persa.

Fonte: Ansa

Rapporto sulla sanità di Assolowcost: come curarsi bene e risparmiare il 30%

L'anno scorso, in Italia oltre un milione di persone si è impoverito a causa delle spese sanitarie. Ecco perché anche nella sanità comincia a svilupparsi un settore low cost.

Risparmiare si può: "fino al 30 per cento", così sostiene il rapporto sulla sanità di Assolowcost, l'associazione che riunisce aziende e strutture di servizi che s'impegnano ad abbassare i costi mantenendo alta la qualità. "Una famiglia media (quattro persone) - si legge nello studio - spende in cure sanitarie circa 113 euro al mese, di cui 37 solo in farmaci. Adottando modelli low cost, tale spesa scenderebbe di circa il 30 per cento e la spesa per i farmaci si ferma a 25". Ora è chiaro che non a tutto c'è una soluzione a basso costo. Le strutture che aderiscono all'associazione e al suo rigido codice etico - per quanto riguarda il campo medico - sono concentrate soprattutto al Nord e operano in due campi essenziali: l'odontoiatria e le cure psicologiche-psicoterapeutiche. Settori dove la sanità pubblica interviene poco. Le strutture low cost (cliniche o studi medici associati) garantiscono un risparmio sulle cure private fra il 10 e il 40 per cento. Nate per far fronte alla fuga di potenziali clienti verso Paesi che garantivano cure a spese più basse, pur non andando troppo per il sottile quanto a qualità (nel Nord-est i piccoli centri organizzavano i pullman per portare vecchi e giovani a farsi dentiere e "ponti" in Slovenia) si stanno lentamente diffondendo anche nel resto del territorio.

Due le strutture di punta: Progetto Dentale Apollonia e amicodentista. com. Entrambe stanno aumentando i fatturati con percentuali a due cifre, garantiscono risparmi grazie ad economie di scala, acquisti concentrati, utilizzo in modo intensivo delle "poltrone" (i pazienti sono fra i 120 e i 150 al giorno).
Al Centro Medico Sant'Agostino, che opera a Milano, oltre ai dentisti, operano low cost anche gli psicoterapeuti: una seduta costa 35 euro contro i 60-120 richiesti nel settore privato.

(Fonte: ricavato da repubblica.it di Luisa Grion)

Ricerche su insonnia: i problemi che comporta, le cause e i benefici

Da una ricerca commissionata ad Astraricerche da Philips e realizzata sulla base di un migliaio di interviste a un campione di adulti rappresentativi di oltre 41 milioni di connazionali si evince che un italiano su tre pensa di dormire troppo poco. Il 60 per cento circa di questi insonni cronici risente delle conseguenze delle sue notti agitate sul proprio benessere psicofisico, sulle prestazioni professionali, nei rapporti interpersonali. Quel che conta è sentirsi riposati durante il giorno. In media questo risultato si ottiene con 7-8 ore di sonno, ma per qualcuno sei ore sono più che sufficienti, mentre ad altri non ne bastano nove. Una differenza che probabilmente è su base genetica. Non esiste quindi una regola per tutti.

Dormire a sufficienza sembra essere diventata un lusso in tutte le società avanzate, come confermano dati analoghi provenienti dai Centers for Disease Control statunitensi. Mettendo insieme lo stress, gli orari sregolati, la quantità di cose da fare e sommandoli alle preoccupazioni e ai fattori provenienti dall’esterno, come luci e rumori, si spiega la maggior parte dei casi di insonnia in Italia. Infatti, se si considera tutta la popolazione mondiale, solo il 9-16 per cento ha difficoltà a dormire una quota che ha probabilmente basi biologiche e genetiche. Tutti gli altri sono vittime di un modo di vivere innaturale tipico dei paesi industrializzati.
E’ anche vero che in occidente ci sono più anziani, su cui pesano più acciacchi. In oltre la metà dei casi, secondo la ricerca italiana, a ostacolare il sonno sono problemi di salute: per esempio dolori alle ossa o alle articolazioni, oppure malattie di cuore che disturbano il respiro, o un reflusso gastrico che provoca acidità quando ci si sdraia.

Il rapporto tra un cattivo sonno e una cattiva salute è un circolo vizioso: se è vero che spesso si fa fatica a dormire perché non si sta bene, la scarsità del sonno a sua volta ha una serie di conseguenze deleterie per la salute. E’ stato dimostrato un legame tra un aumentato rischio di malattie di cuore, di ictus o di diabete e certi disturbi del sonno, come le apnee notturne. In persone predisposte basta la deprivazione cronica di sonno, senza disturbi specifici, per favorire lo sviluppo di queste stesse e altre patologie. Per non parlare degli effetti sulla psiche, in particolare sull’umore. Tra insonnia e depressione per esempio è sempre difficile capire se l’una è conseguenza dell’altra o viceversa.

Uno studio pubblicato su Sleep Medicine condotto in Italia su 3500 pazienti che si rivolgevano al loro medico per ragioni diverse dimostra che quelli che soffrivano di insonnia riportavano, in un test che misura la qualità di vita, punteggi inferiori a quelli della media italiana; gli altri, pur avendo vari problemi di salute, al contrario li avevano superiori». Come dire che per vivere bene quel che conta è soprattutto dormire bene.

(Fonte: ricavato da corriere.it di Roberta Villa)

L’arsenico nell'acqua potabile: il più grande avvelenamento di massa della storia dell’umanità

«Il più grande avvelenamento di massa della storia dell’umanità», secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Sta avvenendo in Bangladesh, dove 77 milioni di persone utilizzano ogni giorno acqua contaminata dall’arsenico. Un team di ricercatori di Chicago, New York e Bangladesh ha seguito per 6 anni 11.746 abitanti dello Stato asiatico attraverso l’analisi delle urine. I risultati pubblicati dalla rivista The Lancet: il 21% delle morti complessive, e il 24% di quelle dovute a malattie croniche, è legato all’arsenico, che causa cancro a fegato, reni, pelle e malattie cardiache: un problema che riguarda il 70% della popolazione.
L’arsenico nell'acqua potabile minaccia tumori in 70 paesi
L'esposizione prolungata all'arsenico presente nell'acqua potabile, anche in quantità piccolissime, può provocare diverse forme di tumore e in generale aumenta il rischio di morte. E' quanto risulta dal più vasto studio di questo tipo, condotto su oltre 11.700 persone in Bangladesh e pubblicato nell'edizione online della rivista The Lancet.
Le possibili implicazioni per la salute pubblica, secondo i ricercatori, sono importanti, soprattutto considerando che il problema della contaminazione con arsenico delle acque potabili è presente in almeno 70 Paesi. Si stima che soltanto in Bangladesh a partire dagli anni '70 almeno 35 milioni di persone abbiano bevuto acqua contaminata con arsenico, in quello che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) considera "il più grande avvelenamento di massa nella storia di una popolazione".
Lo studio, coordinato da Habibul Ahsan dell'università di Chicago, si chiama Heals (Health Effects of Arsenic Longitudinal Study) e la popolazione del Bangladesh sulla quale è stato condotto era esposta a dosi pari a 10 microgrammi per litro. Questo, secondo la ricerca, è stato sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite alle malattie croniche. I tumori più frequenti associati al consumo di arsenico sono quelli che colpiscono fegato, cistifellea e pelle. Tra le malattie, le più comuni sono quelle cardiovascolari.
(Da Tiscali Scienze del 22 giugno 2010)

Tra gli elementi presenti in tracce nelle acque minerali italiane ci sono arsenico e uranio, ma anche alluminio, berillio, fluoro e altro ancora. Ma, soprattutto, i limiti che regolamentano i contenuti di questi elementi – alcuni dei quali potenzialmente pericolosi per la salute – nelle acque minerali sono più alti di quelli fissati per le acque potabili, se non, in alcuni casi addirittura inesistenti. Per questo sarebbe opportuno rivedere le normative in materia, in modo da allineare le acque minerali alle acque che sgorgano dai rubinetti di casa.
L’acqua pura di sorgente non è pura. Perché prima di essere imbottigliata alla fonte attraversa terreni formati da rocce e minerali che contengono migliaia di composti diversi. E se ne portano dietro qualche traccia. A volte, invece, l’acqua trattata che viene immessa nell’acquedotto ha contenuti di queste sostanze più ridotti dell’acqua pura della sorgente.
È questo, in sintesi, il contenuto di un articolo pubblicato sul numero di maggio di “Le Scienze”, in edicola da una settimana. Un articolo che reca la firma di sette scienziati delle Università di Napoli, del Sannio, di Bologna e di Cagliari, e che riassume i risultati italiani di una ricerca europea sulla qualità delle acque minerali imbottigliate.
L’articolo conclude che fortunatamente in generale la qualità dell’acqua è buona. Ma in tutte le acque ci sono tracce di elementi che potrebbero essere nocivi per la salute. E a volte queste tracce sono in concentrazione tale che se la stessa acqua fosse immessa nell’acquedotto sarebbe necessario un intervento di bonifica. È il caso, per esempio, del berillio.
(Da Science – Edizione italiana di Scientific american del 5 maggio 2010)

In allegato: Comunità Europea: arsenio nell'acqua, rischi ed esigenza di nuova normativa

Le cadute degli anziani e le lenti multifocali

Uno studio australiano pubblicato sul British Medical Journal afferma che le lenti multifocali danno problemi di equilibrio e sono responsabili di molte cadute che riguardano gli anziani. Coordinato da Stephen Lord della University of New South Wales (UNSW) di Sidney, lo studio ha coinvolto 606 anziani che erano caduti una o più volte e che adoperavano lenti progressive, ovvero quegli occhiali che servono per aggiustare la visione da vicino e da lontano. Si tratta di lenti oggi molto usate, comode per le persone che sono sia presbiti sia miopi, condizione tipica dell'età avanzata. Gli esperti hanno chiesto a metà del campione di usare lenti normali e agli altri di continuare con le multifocali. Ebbene nel primo gruppo le cadute si sono ridotte di molto, fino al 40% in meno per quegli anziani che trascorrono fuori casa molto tempo.

Cibi arricchiti per creare dipendenza e conseguenti malattie

Il professor Kessler sostiene che, proprio come avviene con le sigarette per aumentare la voglia di fumare, chimici e ricercatori lavorano per migliorare il gusto dei propri prodotti. I produttori non migliorano solo la gioia del gusto, maricercano quella che Kessler chiama “iper-palatabilità”.
La tecnica più semplice è quella di arricchire gli ingredienti dei cibi con sali, zuccheri e grassi per renderli più appetibili al palato. In altri casi si facilita la masticazione: se i cibi sono facili da masticare e deglutire, grazie alla loro morbidezza, si è invogliati a mangiare ancora. Tutto ciò causa dipendenza da cibo e sovrappeso. L’effetto è una vera è propria malattia con tutti i disturbi che comporta.

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