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È italiano il cervello del computer del futuro

È un chip di vetro di due centimetri di lato la nuova «porta logica» del futuro computer quantistico che invece degli elettroni userà la luce, cioè i fotoni. L’hanno ideata, costruita e brevettata un gruppo di ricercatori italiani dell’Università La Sapienza di Roma, del Politecnico di Milano e dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr. I dettagli sono ora pubblicati sulla rivista britannica Nature Communications.
Sul chip con un laser è stato inciso un circuito integrato che pilota i fotoni in maniera precisa governando la luce polarizzata e trasferendo così una maggiore quantità di informazione in qu-bit che sono gli elementi di base di un computer quantistico. «Finora si lavorava con specchi e altri elementi convenzionali», spiega Paolo Mataloni, professore di ottica quantistica all’Università La Sapienza. «Adesso il nuovo dispositivo miniaturizzato consente risultati prima inimmaginabili e permette di utilizzare l’informazione contenuta nel fotone sfruttando appunto la polarizzazione dello stesso fotone».
CNOT - Il chip di vetro è stato battezzato Cnot e rappresenta uno degli elementi fondamentali per la realizzazione dei computer quantistici ottici. La loro capacità farà impallidire le possibilità offerte dagli elaboratori odierni. Il risultato ottenuto con vari collaboratori, tra cui Fabio Sciarrino e Roberto Osellame, è frutto di un piano finanziato dal ministero Istruzione, università e ricerca e dal progetto europeo Quasar.

(Fonte: corriere.it)

Dipendenza dal Web: 120 richieste al Policlinico Gemelli di Roma

La Facebook-mania esiste e ha colpito almeno 120 persone negli ultimi 8 mesi, a detta del team dell’Internet Addiction Disorder del Policlinico Gemelli a Roma. A chiedere aiuto sono state circa 20-30 persone al mese, soprattutto uomini.
L’ambulatorio, nato il 2 novembre 2009 per aiutare chi si sente intrappolato dalla rete, si trova all’interno del Policlinico Gemelli di Roma. Sul sito ufficiale, sono descritti i 7 sintomi della dipendenza da Internet rilevati dallo psichiatra americano Ivan Goildberg:
1.Il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore “in rete” per ottenere soddisfazione;
2.La marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3.Lo sviluppo, dopo diminuzione o sospensione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade online;
4.La necessità di accedere alla rete con più frequenza o per più tempo rispetto all’inizio;
5.L’impossibilità di interrompere o di tenere sotto controllo l’uso di Internet;
6.Il dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7.Il perdurare dell’uso di Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete stessa.
La dipendenza da Internet si manifesta spesso come una più specifica dipendenza da Facebook e Twitter, ma anche da blog, chat, giochi di ruolo online, fino ad arrivare al sesso virtuale. Secondo Federico Tonioni, coordinatore dell’ambulatorio, a sviluppare la dipendenza sono soprattutto gli under 40 e tra di loro ci sono pochissime donne. I pazienti che hanno richiesto l’aiuto del nuovo ambulatorio sono principalmente di due tipi: uomini tra i 25 e i 40 anni, che ricordano la loro vita prima di Internet, e gli adolescenti “nativi digitali“, che hanno sempre avuto accesso alla rete. Colpisce la quasi assenza di richieste da parte delle donne. Secondo il coordinatore Federico Tonioni: In questi mesi a latitare sono state le donne. Abbiamo ricevuto pochissimi contatti “in rosa” e questo anche se sappiamo che usano il PC, navigano e non disdegnano social network, blog e chat. Il fatto è che se anche hanno un problema, non chiedono aiuto. La dipendenza da Internet, a detta di Tonioni, è una dissociazione dalla realtà prolungata che deriva dalla sensazione che tutti proviamo quando navighiamo in Internet. Dopo un po’ è come se sognassimo a occhi aperti. I genitori non dovrebbero preoccuparsi della salute dei figli, a meno che non trascorrano più ore su Internet che nel mondo reale. di Armando Mercuri

Fonte: www.oneweb20.it

I computer del futuro? Grafene invece che silicio

I nuovi pc potrebbero mandare in pensione il silicio per far posto al grafene, leggero e incredibilmente più resistente dell’acciaio, straordinario conduttore di elettricità e di calore e duro, durissimo. Più dei diamanti. Non solo: la nuova generazione di computer e smartphone composti da questa leggerissima sostanza sarebbe anche meno affamata di energia.
Nell’ormai lontano 2004, i ricercatori dell’Università di Manchester Andre Geim e Konstantin Novoselov, due ricercatori russi, sono risusciti a ricavare dalla grafite (il materiale di cui sono fatte le mine delle matite) il grafene; questo miracoloso materiale è stato incoronato ufficialmente erede del silicio. E’ costituito da una molecola bidimensionale di atomi di carbonio, viene utilizzato nei semiconduttori e in futuro i processori al grafene potrebbero essere molto più leggeri, piccoli e soprattutto più veloci degli attuali. Geim e Novoselov si sono aggiudicati un Nobel per la scoperta.
Le università di mezzo mondo sono al lavoro per mettere a punto apparecchiature con il grafene, l’innovativo materiale, come per esempio computer touchscreen, abbandonando completamente il silicio.

(Fonte: corriere.it)

Come saranno i computer del futuro

In futuro i dispositivi elettronici saranno caratterizzati da:
• maggiore potenza di calcolo ed efficienza energetica (consumi molto ridotti)
• avanzate opzioni di "connettività wireless" (collegamento senza fili) e di mobilità
• innovative funzionalità per il rilevamento della posizione
• costi notevolmente ridotti
Tutte queste caratteristiche porteranno a:
• nuove caratteristiche di intelligenza per il riconoscimento del contesto in cui si opera
• le capacità elaborative si troveranno in qualsiasi oggetto e non solo nei dispositivi mobili (ad esempio la borsa saprà dirci se le sigarette stanno per terminare o se il passaporto sta per scadere)
• apposite interfacce (nuovi sensori) metteranno in comunicazione "macchina" e cervello umano
• sarà garantita maggiore sicurezza e integrità dei dati personali
Tutto ciò stabilirà una nuova frontiera nell'interazione fra uomo e macchina e cioè:
i dispositivi elettronici sapranno anticipare le esigenze degli utenti e forniranno periodicamente a questi ultimi indicazioni e suggerimenti su come comportarsi, diventeranno cioè dei veri e propri segretari personali.
In altri termini potranno, man mano che la persona si sposta, combinare le informazioni dell’agenda personale con i dati del contesto in cui la persona si muove; ad esempio se all’improvviso una strada verrà bloccata da un gruppo di scioperanti, in tempo reale, il computer consiglierà una strada alternativa; oppure combinando i propri dati con quelli relativi ai propri genitori consiglierà, prima di andare a trovarli, di passare in farmacia a comprare una medicina che sta loro terminando; oppure passando in una certa zona e conoscendo i gusti del proprietario il computer gli suggerirà di fermarsi in un certo bar che ha appena sfornato dei cornetti caldi.
Ancora oltre: facendo un ulteriore passo avanti i computer sapranno riconoscere le emozioni e rispondere ai comandi e ai desideri dei proprietari direttamente interpretando il pensiero umano.

(Fonte: ispirato da ilsole24ore.it)

Per il garante della privacy è pericolo cloud computing, la nuova tecnologia del web

Nella sua relazione il responsabile dell'authority sulla privacy Francesco Pizzetti ha puntato l'attenzione sui pericoli del web e in particolare del cloud computing.
“Con la nuvola informatica non saremo più padroni dei nostri dati, non ne disporremo più sul nostro hard disk, ma li riverseremo sulle piattaforme dei fornitori dei servizi. Con il cloud computing sul mio computer non rimarrà tendenzialmente più nulla: lavorerò in remoto e quindi affitterò un sistema operativo, affitterò lo spazio che mi conserva i dati e i servizi di cui ho bisogno. Tutto avverrà in outsourcing. E questo moltiplicherà i problemi legati alla sicurezza: non ci saranno più server personali o di impresa, ma server da miliardi di dati collocati in giro per il mondo”. Con la conseguenza che “cresceranno i rischi di pirateria informatica e il cybercrime diventerà normale crimine”.
Anche per questo, secondo il Garante italiano, “si aprono nuove questioni di regolazione internazionale”. Pizzetti pensa a un futuro “in cui qualche regolatore sovranazionale o qualche Stato pretenderà di verificare dove vengono sistemati i server del cloud computing”.
“Dobbiamo essere più realistici”, insiste Pizzetti: “la libertà sulla rete non è l’assenza di regole. Solo se la rete è regolata, c’è libertà”.

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