comunicazione

Obbligo d’insegne in italiano per i negozi etnici

E’ il secondo caso in Italia dopo la Novara governata da Lega e Pdl. Ad aprire la questione era stato il Carroccio in Parlamento nell’aprile 2010 con la richiesta dell’obbligo di un esame di lingua italiana per i commercianti stranieri
C’è tempo dodici mesi da oggi per ogni commerciante pakistano, cinese, nordafricano o russo del Comune di Bologna, per mettere a norma le insegne del proprio negozio scritte in lingua straniera. La giunta del sindaco Merola, con il plauso dell’opposizione del centrodestra locale in consiglio comunale, ha fatto entrare in vigore la legge che obbliga i negozianti extracomunitari a tradurre in italiano le scritte sulle vetrine, o sui teloni per l’ombra estiva, pena il pagamento della sanzione sulla cartellonistica prevista dal codice della strada.
La scritta dovrà essere leggibile, quindi di dimensioni accettabili. Esenti dal provvedimento le marche registrate con copyright e i termini ormai entrati nel linguaggio comune, come il celebre kebab.
Per l’assessore al commercio Nadia Monti (Idv) le ragioni principali sono quelle dell’integrazione linguistica e d’identificazione immediata dell’offerta commerciale: “Da consumatore devo riconoscere immediatamente il prodotto e la merceologia che viene venduta in una data attività. L’integrazione passa anche da questo. In zone definite come Chinatown, che si identificano con insegne in lingua senza utilizzare una traduzione, mi viene da pensare ci sia una volontà di isolarsi, e lo dico con amarezza. L’integrazione passa da noi che accogliamo, ma ci dev’essere anche l’incontro”.
Un provvedimento che ha un unico precedente in Italia, a Novara. Nell’ottobre 2010 la giunta di centrodestra all’epoca orfana del sindaco leghista Giordano migrato in consiglio regionale, si era affidata momentaneamente al vicesindaco Pdl, Silvana Moscatelli, per emettere l’ordinanza all’unanimità. Là il presunto problema era circoscritto per il borgo-quartiere di Sant’Agabio, mentre a Bologna si estenderebbe tra i dedali della cittadella universitaria e oramai per ogni quartiere al di là dei viali di circonvallazione.

(Fonte: ilfattoquotidiano.it)

Esiste un modello di business dal volto umano?

Esiste un modello di business dal volto umano?
Si tiene oggi 26 ottobre a Torino, presso la sede dell’Unione Industriale, il dibattito organizzato dal Club della Comunicazione d’Impresa di Torino, dal titolo RES – Responsabile Etico Sostenibile con focus sul ruolo delle strategie industriali e della comunicazione da “corporate responsability” a “human responsability”.
L’incontro, moderato dal giornalista economico finanziario Oscar Giannino e dal giornalista d’inchiesta Alessandro Calderoni, vedrà gli interventi di esperti in comunicazione e relazioni pubbliche come Toni Muzi Falconi docente alla New York University, Luca Poma giornalista, scrittore ed esperto di responsabilità sociale d’impresa, di Emilia Costa, docente di Psichiatria alla Sapienza Università di Roma, e di Paul Seaman, Editor di 21st – Century PR Issues e accanito critico della cultura dell’impegno sociale delle aziende.
Afferma il Presidente del Club, Luca Glebb Miroglio, che il convegno è nato per “stimolare un confronto tra realtà imprenditoriali differenti per settore merceologico, dimensioni, territorio e cultura, sull’importanza dell’attenzione al sociale nelle attività di comunicazione e nelle strategie industriali. E’ evidente che il consumatore di oggi è sempre più informato e opera le proprie scelte tenendo conto di una pluralità di fattori, dal rispetto per l’ambiente ai benefici per la collettività … ed è facile intuire che, a parità di rapporto qualità-prezzo, verrà preferito/a il prodotto o l’azienda che osserva quei requisiti ”.
Tra le aziende partecipanti FIAT Group, Michelin e Ikea per l’INDUSTRIA, Bayer e GUNA per il PHARMA, Grom e Cascina Cornale per gli ALIMENTARI, Fondazione Cittadellarte-Pistoletto e Papili Factory per MODA E DESIGN, Lifegate, La Esco del Sole e Centro Riciclo di Vedelago per l’AMBIENTE.

Wireless senza confini: ricercatori di Torino e Quatar insieme per un progetto di cooperazione allo sviluppo nelle Comore

E' partito ufficialmente il primo progetto "Wireless without Borders". Gli artefici sono il Laboratorio ICT della Regione Piemonte, che finanzierà le attività dei ricercatori Italiani, e il consorzio internazionale Top-Ix , che insieme con il Politecnico di Torino, invierà personale qualificato "sul campo". Il programma di lavoro, che per la prima volta prevede un’intensa collaborazione tra enti di un Paese Occidentale e di un Paese Musulmano, si svolgerà nelle isole Comore. Obiettivo del progetto è realizzare strutture di telecomunicazione ad uso gratuito per la popolazione, per l’accesso ad internet ad alta velocità, l'allestimento di servizi di telemedicina, l’offerta di formazione accademica mediante corsi a distanza, tenuti sia in Italia che in Qatar, e frequentati in remoto da studenti sul posto. Tutto questo in modo low-cost, dopo aver sperimentato in Savoia, la realizzazione della banda larga nelle zone non urbanizzate utilizzando comune materiale da ferramenta.

La prima implementazione sarà realizzata alle Comore, a Nord-Ovest del Madagascar, nell’Oceano Indiano. L'arcipelago è stato scelto perché è uno degli Stati più poveri del continente africano, dove l’accesso ai servizi di base è reso ancora più complesso dalla separazione geografica tra le isole.

Fonte: repubblica.it

Il consorzio progetterà, insieme con tecnici locali, una rete wireless a bassissimo costo, che sarà interamente realizzata e gestita dagli studenti dell’Università delle Isole Comore. Utilizzando questa infrastruttura, gli studenti seguiranno corsi di specializzazione a distanza e manterranno contatti permanenti con studenti e docenti Italiani e del Qatar. Nei prossimi mesi seguiranno altre realizzazioni, in Africa, Asia Orientale e America Latina.

Lettera dell’assemblea dei contestatori di Wall Street

Lettera al popolo del mondo: noi, dell'Assemblea Generale di New York,
occupando Wall Street in Liberty Square, vi esortiamo ad affermare il
vostro potere. Esercitate il vostro diritto a riunirvi pacificamente;
occupate i posti pubblici; create un processo per affrontare i
problemi che ci sono stati presentati, e create soluzioni accessibili
a tutti. A tutte le comunità che decidono di intraprendere azioni e
formano gruppi nello spirito di democrazia diretta, noi offriamo il
nostro appoggio, documentazione, e tutte le risorse che abbiamo
disponibili. Unitevi a noi e date potere alle vostre voci! Questa è la
dichiarazione tradotta in Italiano del documento originale della NYC
General Assemby del 30 Settembre 2011.
Nel riunirci unitariamente, in solidarietà, per esprimere un senso di
grande ingiustizia, non possiamo perdere di vista quello che ci ha
portato a riunirci qui insieme.
Scriviamo questo documento in modo che tutti coloro che si sentono
oppressi dalla forza del mondo corporativo possano sapere che noi
siamo i loro alleati.
Come popolo compatto e unito, riconosciamo le seguenti realtà: che il
futuro della razza umana ha bisogno della cooperazione dei suoi
membri; che il nostro sistema deve proteggere i nostri diritti, ed in
caso di corruzione del sistema, diventa un dovere degli individui,
proteggere i propri diritti, e quelli dei loro vicini; che un governo
democratico deriva il suo potere dal popolo, ma le grandi società
capitalistiche non cercano consenso prima di estrarre ricchezze dalla
Terra e dai popoli; e che nessuna vera democrazia è possibile quando
il processo si basa sul potere economico. Lanciamo quest'appello in un
momento in cui le grandi società, che mettono il guadagno prima delle
persone, i loro interessi prima della giustizia, e l'oppressione prima
dell'uguaglianza, controllano i nostri governi. Ci siamo uniti in modo
pacifico, come il nostro diritto, per dare una voce a questi fatti.
Hanno preso le nostre case tramite un processo di pignoramento
illegale, anche quando non potevano dimostrare di possedere il mutuo
originale.
Hanno utilizzato il denaro proveniente dalle tasse dei contribuenti
che doveva servire per il salvataggio economico con impunità e
continuano a dare page esorbitanti ai loro dirigenti.
Hanno perpetuato disuguaglianza e discriminazione sul lavoro in base
all’ età, colore della pelle, sesso, e preferenze sessuali.
Hanno irresponsabilmente avvelenato la catena alimentare, e hanno
eroso il sistema agricoltura con un sistema di monopoli.
Hanno ricavato alti profitti dalla tortura, confinamento, e
trattamento crudele d’innumerevoli animali, e hanno attivamente
nascosto queste pratiche.
Hanno continuamente cercato modi per strappare ai dipendenti i loro
diritti alla contrattazione per migliori paghe e condizioni di lavoro.
Hanno tenuto in ostaggio studenti con debiti per migliaia di dollari
che sono stati costretti a contrarre per pagare la propria educazione,
che è in se un diritto umano.
Hanno costantemente trasferito lavoro all’estero ed hanno usato
ricatto del trasferimento di lavoro all’estero come vantaggio per le
tagliare paghe e benefici sociali dei lavoratori.
Hanno influenzato i tribunali per ottenere gli stessi diritti delle
persone, evitando però qualsiasi colpevolezza o responsabilità.
Hanno speso milioni di dollari per team di legali che cercano modi per
evitare il pagamento delle spese sanitarie per i loro lavoratori.
Hanno venduto la nostra privacy come una merce.
Hanno usato le forze militari e la polizia per impedire la liberta della stampa.
Hanno deliberatamente rifiutato di ritirare dai mercati prodotti
difettosi, mettendo vite a repentaglio in nome dei profitti.
Determinano la politica economica nonostante i fallimenti catastrofici
che la loro politica ha prodotto e continua a produrre.
Hanno donato grandissime somme di denaro ai politici, che sono
responsabili per le regolamentazioni.
Continuano a bloccare forme di energia alternative per mantenerci
dipendenti dal petrolio.
Continuano a bloccare forme di medicine generiche che possono salvare
la vita o dare sollievo a più persone per proteggere investimenti che
hanno già procurato profitti sostanziosi.
Hanno insabbiato di proposito fuoriuscite di petrolio, incidenti,
falsi in bilancio, e uso di additivi per inseguimento profitti sempre
più alti.
Tengono di proposito il popolo disinformato e impaurito tramite il
loro controllo dei mass-media.
Hanno accettato contratti privati per ammazzare prigionieri anche
quando erano presenti seri dubbi della loro colpevolezza.
Hanno perpetuato il colonialismo in casa e all’estero. Hanno
partecipato alla tortura e l'omicidio di civili innocenti al estero.
Continuano a creare armi di distruzione di massa per guadagnare
contratti dal governo.

Copyright: i verdi europei vogliono legalizzare il file sharing

Legalizzare al più presto il file-sharing di ogni tipo di documento per uso personale, mettere al bando le soluzioni DRM e fissare una durata massima per il diritto di copyright di soli 5 anni: è la proposta lanciata in un nuovo documento programmatico (Creation and Copyright in the Digital Era) dal gruppo politico ambientalista - Gruppo Parlamentare dei Verdi - che oggi occupa ben 57 seggi del Parlamento UE.

L’iniziativa e il tema delle proposte redatte nel documento aderiscono pienamente all’ideologia del Piratpartiet (il partito pirata nato sul web).
Prendendo atto che "con le tecnologie digitali e Internet, la produzione, la diffusione, l'accesso e l'utilizzo di produzioni culturali è molto cambiata nel corso degli ultimi 20 anni", per "The Greens - European Free Alliance" andrebbero modificate di conseguenza anche le impostazioni giuridiche ed economiche che dovrebbero tenere conto delle importanti trasformazioni sono in atto. Per questo i Verdi auspicano nel manifesto che queste trasformazioni vengano colte come "opportunità per aumentare l'accesso alle produzioni culturali per tutti e trovare soluzioni sostenibili per migliorare il finanziamento della creazione e lo status di coloro che stanno creando, autori e artisti".

Fonte: greenme.it

La filosofia diventa una professione

Il lavoro di "consulente filosofico" é quell'amico che tutti vorremmo avere al nostro fianco, quando si tratta di superare un grattacapo. Non è una terapia né una semplice chiacchierata, è una "consulenza filosofica", un nuovo modo per affrontare i problemi. "Aiutiamo le persone a mettere in discussione la loro interpretazione della realtà - spiega Neri Pollastri, presidente di Phronesis, la prima associazione di consulenti filosofici in Italia - cerchiamo con loro di affrontare i problemi usando categorie e sistemi valoriali diversi, facendo leva sulla tradizione filosofica". Niente pillole, né libri, nessuna prescrizione: al consulente si chiedono solo parole.

Ai consulenti filosofici si rivolgono persone semplici, privati, che magari sono in un momento d'impasse, ma anche aziende ed enti locali. Possibile, perché "anche l'azienda non è altro che un soggetto collettivo" come dice Pollastri. "La consulenza filosofica - spiega il presidente di Phronesis, autore di due libri sul tema - proprio perché non è una terapia, è adatta a tutti: persone sane o malate, singoli o aziende, istituzioni o famiglie. Il punto è l'approccio: noi aiutiamo a mettere in crisi il proprio sguardo sul mondo, a rivedere le opinioni. E' un'azione che fa bene alle persone così come ai team aziendali, per trovare motivazione, coesione, vision per il futuro".

La consulenza filosofica è adatta a tutti, giovani e adulti, preparati o improvvisati curiosi. "Per un anno ho tenuto uno sportello filosofico gratuito in un quartiere popolare di Firenze - racconta Pollastri - era un progetto innovativo, voluto e finanziato dal presidente della circoscrizione. E' stata un'esperienza fenomenale. Avevo ogni giorno decine di appuntamenti, le persone tornavano più volte. Non solo i cittadini ne sono stati felici: per me è stato molto importante, per far conoscere la disciplina e per imparare dall'incontro con tutte quelle persone diverse".

(Fonte: repubblica.it)

Curare la patologia o prendersi cura della persona?

Il ponte della relazione con il mondo della malattia rappresenta uno dei punti fermi sui quali ricostruire una sanità italiana in grado di valorizzare il fattore umano, degli ammalati e dei sanitari, ad ogni livello.
Ogni essere umano vive la condizione di malattia o di infermità a modo proprio. Quando abbandoniamo, anche soltanto con il pensiero o per pochi giorni, il mondo della salute tendiamo a perdere le coordinate stesse della nostra “umanità”. Questo è il motivo per cui associamo la malattia a un’idea di disumanità e di ingiustizia talvolta inaccettabile.
Ogni persona colpita da una qualche patologia diversamente invalidante (e questo ognuno di noi l’ha sperimentato direttamente) pensa, si sente e si riconosce come un “ammalato”, né potrebbe essere diversamente, giacché la vita durante il percorso della malattia, sia questa breve o interminabile, acquista un sapore, un valore, un senso diverso. Quando ci ammaliamo, infatti, fosse anche per una banale influenza, si modifica la gerarchia delle nostre priorità, cambiano alcune o molte delle nostre abitudini: in una parola, la malattia modifica la nostra esistenza, facendoci rimpiangere quel bene, cui adesso riconosciamo un inestimabile valore, che si chiama salute.
Nel momento in cui viene preso in carico dal S. S. N., la burocrazia trasforma l’ammalato e, contro il suo volere, ne etichetta il fascicolo sotto la voce “paziente”.
La risposta del Sistema, quindi, sembra negare la possibilità di dialogo con un mondo così diverso dalla salute come quello della malattia. E’ lui, l’ammalato, che deve rinunciare alla propria natura ed accettare di trasformarsi in “paziente” poiché tanti ammalati così diversi il Sistema non è in grado di gestire.
A lui si chiede, quindi, di “essere paziente” e di rinnegare di fatto la sua condizione. Non c’è possibilità di dialogo con il mondo della malattia (così almeno si crede) per cui, puntando sulla sua rassegnazione, si crede che egli possa accettare di stare nello stesso identico mondo delle persone sane.
Iniziare a costruire un ponte tra i due mondi è, invece, assolutamente possibile. Personalmente, nella mia attività di docente a contatto con il mondo della sanità ho conosciuto diversi professionisti sanitari che ci provano ogni giorno con ottimi risultati perché hanno scoperto il segreto delle relazioni di valore. Parlo non a caso di “segreto”, poiché in sanità la formazione sulle discipline di tipo psico-comportamentale, come può essere la comunicazione interpersonale, è quasi del tutto sconosciuta.
Non ogni rapporto tra esseri umani è in grado di generare buoni frutti così come non sempre la comunicazione facilita la comprensione reciproca. Potremmo paragonare la relazione di valore ad un filo, un filo sottilissimo che collega due persone, invisibile all’occhio umano e che può allungarsi anche per migliaia di chilometri così come accorciarsi fino a pochi centimetri quando i due si trovano uno accanto all’altro. All’interno di questo filo scorre un’energia vitale per entrambi, l’energia della relazione. Siamo tutti “esseri di relazione”, i rapporti di valore, secondo alcuni recenti studi, contribuirebbero addirittura ad allungare la durata della nostra stessa vita.
Va da sé che una efficace relazione tra sanitario ed ammalato contribuisce concretamente al buon andamento della terapia. Prendersi cura della persona ammalata significa, quindi, favorire con ogni mezzo lo sviluppo di relazioni di valore in sanità. Queste si costruiscono con gli strumenti della comunicazione, con gli atteggiamenti e con i fatti, ossia con iniziative concrete a favore dell’ammalato e dei suoi cari. In questo senso, mettere nelle condizioni il personale sanitario di costruire autonomamente relazioni di valore anche con i propri colleghi costituirà l’architrave della sanità del futuro prossimo e la Medicina stessa dovrà recuperare il proprio ruolo di scienza di relazione “tra il laboratorio e il letto di degenza”.

Telepatia o immaginazione?

Come possiamo sapere se ciò che abbiamo percepito è stata una vera comunicazione telepatica? O semplice immaginazione, qualcosa che ci sembra di aver udito o sognato? Per riconoscere una trasmissione telepatica è necessario prima comprenderne il significato della telepatia e dei suoi segnali e poi allenarsi con un buona pratica interiore all’ascolto.

Articolo: 

Rapporto sulla comunicazione del Censis: Gli italiani guardano sempre di più a internet

L'esito dell'ultimo rapporto sulla comunicazione del Censis è stato chiaro: un italiano su due sceglie la rete per informarsi. Continua il declino della carta stampata. Cresce la sfiducia nei giornalisti professionisti, ritenuti poco indipendenti e molto spregiudicati (basti pensare al recente caso Murdoch e alla chiusura di News of the world). Cala la credibilità dei telegiornali. Complice la crisi, si registra un'inflessione dell'uso del cellulare. Ed ecco che i giovani si informano mentre navigano in Internet: i link condivisi su Facebook e Twitter, i video di YouTube, gli aggregatori di notizie... sono solo alcune delle nuove frontiere dell'informazione indipendente nel terzo millennio.

Garante protezione dati personali: televisione e pornografia del dolore

Il Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, durante la presentazione della relazione annuale ha parlato di “pornografia del dolore” a proposito di certe trasmissioni che per centinaia di ore trattano certi avvenimenti di cronaca: «Alcuni studiosi rispetto a episodi quali la tragedia di Avetrana o quella di Potenza, o quella di Ascoli Piceno, o anche per casi di persone e minori scomparsi, la diffusione di informazioni di ogni tipo intorno a fatti di cronaca arriva a punte di cattivo gusto e di violazione della dignità delle persone che vanno oltre ogni norma deontologica o giuridica».
Un accanimento «che non bada neppure all’interesse oggettivo delle vicende, ma piuttosto a sollecitare la curiosità del pubblico».

(Fonte: metronews.it)

Condividi contenuti