liberismo

Governo Monti: in anteprima particolari del decreto liberalizzazioni (testo in bozza)

Il Governo Monti assesta un durissimo triplice colpo alle prerogative degli Ordini professionali con il decreto legge (dl) sulle liberalizzazioni di cui il sito www.leggiOggi.it anticipa la bozza così come risultava nella stesura di ieri sera. Ed ecco i particolari:
a) Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime.
b) i giudici decideranno le controversie sugli onorari dei professionisti senza sentire il parere degli Ordini professionali ma “secondo equità”.
c) “Le università possono prevedere nei rispettivi statuti e regolamenti che il tirocinio ovvero la pratica, finalizzati all’iscrizione negli albi professionali, siano svolti nell’ultimo biennio di studi per il conseguimento del diploma di laurea specialistica o magistrale; il tirocinio ovvero la pratica così svolti sono equiparati a ogni effetto di legge a quelli previsti nelle singole leggi professionali per l’iscrizione negli albi. Sono esclusi dalla presente disposizione i tirocini per l’esercizio delle professioni mediche o sanitarie. Resta ferma la durata massima dei tirocini (18 mesi) prevista dall’articolo 33, comma 2 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”.
Al Governo, però, è mancato il coraggio di introdurre la laurea abilitante: l’esame di laurea che assorbe l’esame di stato di cui all’art. 33, V comma, della Costituzione. E’ un buon risultato, comunque, quello che elimina il praticantato tradizionale svolto, dopo la laurea, negli studi o nelle redazioni. (in http://www.leggioggi.it/2012/01/12/monti-in-anteprima-la-bozza-di-decret...)

Fonte: www.francoabruzzo.it

I principali mali dell’Italia

I principali mali dell’Italia si possono così riassumere:
1. Il welfare squilibrato tra giovani e anziani
La precarietà delle condizioni di lavoro dei giovani è una facile arma polemica dei nostri politici nei dibattiti tv, ma pochi sembrano interessati a discutere dei rimedi concreti. L'Italia ha un mercato del lavoro duale: una parte dei lavoratori sono largamente garantiti contro i rischi d'impiego, possono contare sulla cassa, gli altri no.
2. Il ritardo del Sud
Tra le spiegazioni avanzate sull'origine della malattia italiana della lenta crescita, periodicamente irrompe in scena il Meridione con la sua arretratezza. Che indiscutibilmente esiste ed è composita, abbracciando ogni aspetto delle attività economiche e anche civili e sociali. Non c'è indicatore ...
3. Senza investire in ricerca si resta nani
Solo ampie dimensioni d'impresa possono conquistare nuovi mercati.
4. La nave Italia bloccata da mille inciampi
Troppa burocrazia, corruzione, interessi di parte fanno sì che quasi nessuno curi gli interessi di questa nazione. E’ il tipico vizio italiano del “particulare”. Ognuno pensa a se stesso, ognuno crede così di vivere meglio.
5. Troppo mattone, credito egemone: la finanza non arriva all'impresa
Perché il leggendario "risparmio degli italiani" - un tesoro superiore agli 8.600 miliardi netti - non sembra essere in campo nel grande match della ripresa, della crescita, dello sviluppo del Paese nei settori strategici?
Effetto-mattone. Poco meno di due terzi di questo "tesoro" sono detenuti in attività reali e di queste l'81% rappresentano case d'abitazione. Sette famiglie italiane su dieci vivono (o vanno in vacanza) in case di proprietà. E continuano a investirci direttamente il grosso dei propri risparmi: con i fondi immobiliari non c'è proprio match.
Banche pigliatutto. Il neo-presidente della Consob, Giuseppe Vegas, lo ha certificato nove giorni fa davanti al Parlamento: «Le banche costituiscono il riferimento principale per le scelte d'investimento delle famiglie. A fine 2010 le passività bancarie - depositi e obbligazioni - rappresentavano una quota stimabile nel 58% delle attività finanziarie, mentre i titoli di Stato (italiani ed esteri) pesavano per il 14 per cento».
Fondi: la grande emorragia. Mercati finanziari turbolenti, famiglie in difficoltà, spinte sui titoli di Stato e bond bancari: non da ultimo, società di gestione del risparmio controllate dalle banche. Non c'è da stupirsi se negli ultimi 36 mesi la raccolta dei fondi comuni in Italia sia stata quasi costantemente negativa. La grande fuga ha portato la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie italiane in fondi in un decennio dal 15 a 5 per cento.

(Fonte: ilsole24ore)

Liberismo sì, liberismo no: perché la scelta è un falso problema

Da sempre il dibattito se debba prevalere il pubblico o il privato divide le schiere degli studiosi.
In realtà entrambe le posizioni presentano un non so che di utopico a causa dei limiti intrinseci della natura umana.
Occorre trovare nuovi equilibri tra i due modelli organizzativi per arrivare a un bilanciamento più equo degli interessi in gioco.

Autore: 
admin
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