Come prima cosa ci vuole la pace!

Opinione - autore: guia - pubblicazione del: 19-11-2015

«Se non siamo capaci di imporre la pace, tutto continuerà così e si aggraverà in maniera permanente»: lo ha dichiarato l’intellettuale francese Edgar Morin a Rimini, in apertura del 10° Convegno Internazionale, organizzato dal Centro Studi Erickson, “La Qualità dell’integrazione scolastica e sociale”, soffermandosi poi sull’importante missione riservata in tal senso anche all’insegnamento e all’educazione.
«Il terrorismo si sviluppa come un fuoco a partire dal Medio Oriente, e il fuoco è come un cancro che fa metastasi sul pianeta. Viviamo nel luogo del cancro e abbiamo il compito di imporre la pace a tutti i componenti di questa guerra civile e internazionale, per isolare il fanatismo dell’ISIS e del Califfato». È un peccato che la Francia, che non ha il ruolo di fare la riconciliazione tra le diverse forze per imporre la pace, rivendichi l’eliminazione di Bashar Al Assad [il presidente della Siria], con la morte e la sofferenza di tante persone. Come prima cosa ci vuole la pace. Bisogna fermare il massacro».
Davanti a una platea composta da circa cinquemila insegnanti arrivati da tutta Italia, Morin ha sottolineato come l’insegnamento e l’educazione abbiano un ruolo decisivo per creare una società integrata. «Nell’insegnamento – ha affermato – bisognerebbe introdurre la conoscenza delle religioni, non della religione. Si deve insegnare la diversità delle religioni, perché, per favorire l’integrazione, è fondamentale insegnare che la multiculturalità fa parte della nostra storia. Mostrare, ad esempio, che l’Italia è una nazione multiculturale, fatta da popoli diversi: siciliani, piemontesi, trentini. Tutti questi popoli si sono integrati dopo l’unità italiana, ma non ancora totalmente. L’Italia, così come la Francia e la Spagna, non ha una razza unica. È frutto dell’integrazione di popoli originariamente totalmente diversi».
L’intervento del grande pensatore francese, classe 1921, si è ovviamente concentrato sul terrorismo, alla luce degli attacchi avvenuti a Parigi. «Il terrorismo è un’idea pazza, un’ideologia, un’allucinazione, una follia. Le Brigate Rosse, le Brigate Nere erano guidate da un’allucinazione. Ho conosciuto persone delle Brigate Rosse che quando hanno capito che era una follia si sono trasformate. Dopo il terrorismo può tornare la coscienza». «Non sono nati terroristi – ha detto – così come non lo sono nati i terroristi islamici. Sentono di dover fare un “servizio in nome di Dio” e bisogna iniziare a far capire loro che è una follia. Dobbiamo aiutare questa gente affinché prevalga la coscienza e questa è anche una missione dell’insegnamento, dell’educazione».
«La pace – ha concluso Morin – dev’essere l’obiettivo comune. Dobbiamo costruire la pace in Medio Oriente per far nascere una confederazione dove ci sia libertà religiosa. Se abbiamo questa finalità, allora sarà possibile creare una coalizione internazionale che imponga la pace, togliendo alla fonte la forza del terrorismo e dell’orrore che stiamo vivendo. La pace è una missione vitale per tutta l’umanità». Fonte: ufficiostampa@erickson.it