Mad Pride ovvero la libertà di vivere il proprio disagio psicologico

Notizia - autore: guia - pubblicazione del: 30-10-2011

"La mia malattia è la mia essenza, e non ne ho più vergogna" (un “matto” del repartino dell’Ospedale Molinette di Torino).
Mad pride è un'organizzazione informale - apartitica e non confessionale - composta da persone che rivendicano la libertà di vivere il proprio disagio psichico senza essere per questo emarginati, sedati o rinchiusi. Ognuno di noi (e di voi...) attraverso la propria "diversità psichica" rende noto il proprio modo di relazionarsi con il mondo, di cui è specchio. Pretendere di risolvere il disagio psichico solo somministrando psicofarmaci ci appare come il modo migliore per cancellare ogni speranza di soluzione dei problemi.
Ma più che dibattere su temi "alti", quello per cui Mad Pride vuole battersi è una manifestazione ricorrente per la difesa dei diritti dei “diversamente normali". Sogniamo infatti una "Dichiarazione dei diritti del pazzo", troppo spesso violati: il pazzo non è irresponsabile per natura, lo è perché non gli viene offerta nemmeno la possibilità di una qualsivoglia responsabilità. A decidere "chi sia" il malato mentale è sempre una figura di potere: persone che decidono le sorti di altre persone. Il disagio è tra noi, solo chi ha frequentato un gruppo di mutuo-aiuto può essersene reso conto: i membri del gruppo sembrano così normali nella loro "diversità"... quanti come loro vi sono per le strade, "malati" senza saperlo?
Quanto disagio ci portiamo addosso, nella nostra vita di tutti i giorni, senza neppure rendercene conto? Molti di noi, cittadini "normali" faticano a chiedere aiuto, perchè il "pazzo " è sempre l'altro...
Mad pride sogna pazzi orgogliosi di essere tali, e soprattutto persone normali che comprendano che siamo tutti "un po' pazzi", e che chiedere aiuto per vivere meglio la propria diversità non significa necessariamente "etichettarsi" per tutta la vita.
La follia - da sempre - è stata la porta d'entrata di ogni risveglio, concetto assai ingombrante in una civiltà assonnata e narcotizzata come quella in cui stiamo vivendo.
L'iniziativa Mad Pride nasce a Torino. Un corteo in centro città, pacifico e colorato, che ha per simbolo una girandola. La girandola è "preda" dei venti come i matti sono preda delle loro follie, si muove grazie al loro soffio ma non per questo è priva d'identità.
Inoltre la nostra girandola ha i "petali" colorati, una confusione di colori che ricorda un po' quella della psiche di tutti noi, ma che è anche un inno alla difesa della diversità. La nostra idea è di realizzare con l'aiuto di un fornitore che prenda a cuore l'iniziativa delle vere girandole colorate, e suonare ai campanelli dei palazzi lungo il tragitto del corteo donandole ai residenti, con l'invito a esporle subito sul balcone.
Chi lo desiderà, potrà ovviamente partecipare alla manifestazione con una girandola costruita con le proprie mani. I "pazzi" contaminano così le tranquille case borghesi, sollecitando l'attenzione della cittadinanza su un problema reale spesso occultato. Il balcone è quella parte del focolare domestico che si affaccia verso la strada, quindi verso la vita sociale: quindi quale luogo simbolico migliore per "mettere in piazza la pazzia" se non il balcone di casa? Potremmo anche realizzare lungo il percorso del corteo delle piccole performance, con l'aiuto dei familiari e delle cooperative. Con il supporto del Ministero Pubblica Istruzione, ad esempio, potremmo coinvolgere le scuole in un laboratorio pedagogico sotto un tendone: "disegna la pazzia, quella Tua o quella di qualcun'altro". Psichiatri/psicologi potrebbero commentare - lì sul posto - in modo "leggero", divertente e appassionante i lavori dei bambini/ragazzini, trasmettendo quindi messaggi positivi alle nuove generazioni circa questo particolare tipo di disagio.
Un giornalista ha inoltre dato disponibilità con un collega per realizzare delle brevi video-interviste a dei "pazzi normali", persone che hanno avuto il coraggio di chiedere aiuto per risolvere piccoli o grandi problemi, facendo un utile percorso di analisi psichica senza per questo doversi sradicare dalla normalità della vita di tutti i giorni e senza finire vittime dello stigma: chiunque dovrebbe chiedere supporto, se ritiene di averne necessità, perchè essere un pò pazzi pur essendo normali è certamente possibile...
L’evento sarà aperto a cittadini, pazienti, operatori del settore salute, educatori, a chiunque voglia partecipare…purchè un po’ pazzo!
In definitiva, desideriamo manifestare per trasmettere il messaggio che l'unico sentiero in grado di portare veramente alla felicità è la libertà.
Anche - perchè no - la libertà di essere pazzi.
(Mad Pride" è anche il nome di un movimento culturale di massa - nato a Toronto in Canada, e attivo in più paesi dei mondo - che si batte in varie forme per la difesa dei diritti dei pazienti con disturbi mentali. La nostra iniziativa è nata spontaneamente durante il lavoro di una psicoterapia di gruppo di un ASL torinese, e non si è ispirata al Mad Pride canadese, del quale non conoscevamo neanche l'esistenza".
Alcune risposte dei “pazzi” del Mad-Pride alla domanda:
“Perché vorresti partecipare al Mad-Pride e come vorresti la manifestazione”
- divertimento denunciatario, più libertà e meno barriere
- imprevedibilità della situazione
- meno classificazioni, niente etichette imposte
- creare una migliore coscienza del delirio per ridurre le distanze dalle persone normali
- tanto colore, rivendicare l'orgoglio della follia senza filtri per non bloccare la creatività
- la mia follia in dialogo con la tua, tutte le nostre follie in dialogo tra loro
- liberare e svegliare le coscienze assopite
- lasciare venire fuori la parte bambina di noi, che crede ancora ai sogni
- portare alla conoscenza per eliminare la paura
- rimuovere la condizione di "vergogna" propria della pazzia (per i "pazzi")
o propria della sofferenza interiore, che i "normali" hanno anche se non lo vogliono ammettere
- per portare alla luce chi siamo e non essere mai più soli
- devo stare qui… il pianeta non riesce a comprimere tutte le cose che ho dentro, e quindi spando i miei colori nell'aria
- vorrei un uomo appeso a un aquilone, perché abbiamo tutti un pò la testa tra le nuvole
- con questa manifestazione dobbiamo anche far capire alle persone che non devono identificare l’Essere con il Fare. Se dici che “SEI un giornalista”, e poi non riesci a fare bene quello che credi di essere, vai in crisi interiormente
- il dolore è necessario nella vita: quindi alla fine un matto tutto sommato è fortunato!