Orari liberalizzati, negozianti in rivolta, ma a Roma cento negozi aprono di notte

Notizia - autore: albatros - pubblicazione del: 03-01-2012

La liberalizzazione totale di orari e giorni di apertura degli esercizi commerciali, entrata in vigore con l’inizio dell’anno, «è la goccia che fa traboccare il vaso». La rivolta dei negozi parte da Roma, dove Confesercenti minaccia la serrata, ossia lo sciopero generale del settore, «contro i continui interventi di governi nazionali e locali che colpiscono esclusivamente le piccole e medie imprese del commercio».
Secondo l’associazione di categoria, infatti, soltanto nel Lazio sarebbero a rischio oltre 100 mila attività e circa 300 mila posti di lavoro. Proprio nella Capitale la polemica è esplosa in modo virulento: il Campidoglio ha diramato persino una circolare al comando di polizia municipale e ai municipi per ricordare l’entrata in vigore della legge. A Milano, invece, il Comune attende una circolare della Regione Lombardia per muoversi formalmente.
A chiarire i contorni della vicenda sarà probabilmente l’iniziativa della Regione Toscana, che ha deciso di impugnare alla Corte costituzionale per conflitto di competenza le ultime norme sulla riforma del commercio. «La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese».
A Roma però già cento negozi sono aperti di notte. Bar, ristoranti e altri locali, soprattutto nel centro storico e nei quartieri della movida si preparano a fare le ore piccole. La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, entrata in vigore ieri, influirà soprattutto sull’attività dei pubblici esercizi. Scompare l’obbligo di chiusura alle 2 - soltanto alcuni locali avevano la deroga fino alle 4 - e toccherà al singolo commerciante decidere a che ora chiudere. «Nella prima fase saranno un centinaio i pubblici esercizi che usufruiranno di questa possibilità, andando oltre gli orari attuali - sostiene Liborio Pepi, leader romano di Fiepet-Confesercenti - per poi aumentare in primavera». In gran parte si tratta di attività che avevano già chiesto in passato la deroga all’orario di chiusura, ricevendo risposte negative da parte dell’amministrazione.