Un'alternativa agli Organismi Geneticamente Modificati (OGM )

Opinione - autore: karma - pubblicazione del: 09-05-2010

Sembra che tre cittadini europei su quattro – gli italiani in prima fila – non si fidano degli Organismi geneticamente modificati.
Oltre ai rischi che comportano, gli Ogm sono obsoleti: a 13 anni dalla loro introduzione in commerio e a più di 20 dall’avvio dei primi studi di settore, sono soltanto quattro le specie modificate (soia, mais, colza e cotone) e due le tipologie di modificazione genetica (resistenza agli insetti e tolleranza agli erbicidi). In pratica: un fallimento. È questa una delle ragioni per cui, nelle poche superfici coltivate in Europa, gli Ogm sono calati, tra il 2008 e il 2009, di ben il 12 per cento (da 107.719 ettari a 94.750).
Di fronte a tutto questo, la Commissione europea ha assunto un nuovo orientamento: ogni Stato membro si comporti come vuole. L’Italia, con il decreto firmato dal ministro delle Politiche Agricole e controfirmato dai ministri dell’Ambiente e della Salute, ha imboccato la strada dello sviluppo agroalimentare libero da Ogm e fondato sulla valorizzazione dei prodotti genuini che il mondo apprezza e, in alcuni casi, tenta di copiare. Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, afferma che oggi siamo nella condizione di migliorare quello che già abbiamo attraverso una innovazione genetica definita Marker Assisted Selection (Mas). Si tratta di un metodo non invasivo che, al contrario degli Ogm, non supera i confini di specie e consente di accedere alle risorse genetiche della biodiversità vegetale e animale accelerando alcuni processi di miglioramento. In questo modo si possono ottenere piante con caratteristiche preziose, resistenti a parassiti, malattie, alla siccità, più produttive e – all’opposto degli Ogm – senza ricadute negative per l’ecosistema, l’alimentazione o la salute. Le piante migliorate con la Mas, inoltre, non sono coperte da brevetto industriale, poiché le specie vegetali non sono brevettabili. Questa metodologia, alternativa agli Ogm, apre dunque la strada a una ricerca scientifica agroalimentare partecipata e questo sia nei Paesi sviluppati che in quelli poveri: il costo di ricerca della Mas, infatti, è contenuto e nemmeno paragonabile alle cifre impiegate per gli Ogm (dove i costi per l’immissione in commercio di ogni singolo evento transgenico variano tra i 0,4 e i 13,5 milioni di dollari).
L’Italia, che ha eccellenti centri che operano con il metodo Mas, ha ora di fronte la possibilità di divenire leader in Europa nella nuova ricerca agroalimentare. Per questo, con una lettera inviata a sei ministri competenti, la Fondazione Diritti Genetici ha chiesto che si dia vita a un Piano nazionale di investimenti per lo sviluppo della ricerca fondata sulla Mas e che si operi in sede europea per raggiungere un analogo obiettivo.
Per saperne di più andare al sito: www.fondazionedirittigenetici.org